A walk in the woods nasce da un fatto realmente accaduto: nell’estate del 1982, a Ginevra, il negoziatore americano Paul Nitze e il sovietico Yuli Kvitsinsky lasciano i tavoli ufficiali sul disarmo nucleare e, durante una passeggiata nei boschi, abbozzano a quattro mani un compromesso sugli euromissili che le rispettive capitali si affretteranno a respingere.
Da quell’episodio Lee Blessing ricava un testo teatrale per due persone, quattro stagioni e una panchina.
Il sovietico, esperto e disincantato, vorrebbe parlare di tutto fuorché di missili e smonta con l’ironia ogni rigidità protocollare, mentre l’americano, più giovane e scrupoloso, pretende procedure, ordine e risultati.
Dal loro conflitto di valori e convinzioni nasce una commedia seria, in cui lo scarto tra la gravità della posta in gioco e la levità con cui i due devono affrontare le rispettive differenze svela allo spettatore la complessità che ogni trattativa porta con sè. Ogni parola viene usata dai due sia come arma che come ponte, mostrandoci come, al di fuori dei protocolli ufficiali e delle pressioni politiche, sia soltanto il valore delle persone a poter fare la differenza.
Abbiamo scelto questo testo, finalista al Pulitzer nel 1987, perché il mondo di oggi non sembra aver fatto molti passi avanti rispetto a un passato che credevamo remoto. Le risonanze con le trattative che oggi attraversano il mondo, da Hormuz a Kiev passando per Gaza, sono inevitabili e ancor più inquietanti se si osserva come la diplomazia stessa sia diventata spettacolo, una rappresentazione ingannevole in cui il valore della vita umana è ridotto a rumore di fondo.
